Daniel-Henry Kahnweiler. I Mercanti d'Arte

Noto come il “mercante dei cubisti”, Daniel-Henry Kahnweiler fu uno dei primi artefici del successo della corrente che vide tra i suoi principali interpreti Georges Braque e Pablo Picasso. Quest’ultimo, in particolare, ritrarrà il mercante e gallerista tedesco in seguito a 30 sedute di posa, dando prova della sofisticata ricerca espressiva su cui si fondava il cubismo analitico. Un merito che proprio Kahnweiler seppe premiare più di chiunque altro.



Pablo Picasso, Daniel-Henry Kahnweiler, 1910.


Cresciuto tra Mannheim, Stoccarda e Francoforte, Daniel-Henry sbarca a Parigi per intraprendere la carriera finanziaria. È il 1902. La capitale francese, animata dalle fortunate mostre di Ambroise Vollard, si presenta come luogo ideale per dar sfogo alla passione proibita del giovane rampollo tedesco: l’arte. Affascinato dal mecenatismo di John Ruskin, di cui apprezzava particolarmente la libertà di pensiero e azione, Kahnweiler non aveva mai nascosto il proprio interesse per quel mondo. Il padre Julius, tuttavia, si era sempre dimostrato contrario al “vagabondaggio” del figlio e aveva da subito provato ad orientarne il cammino. Fallì.


Le invidiate collezioni di Durand-Ruel e Vollard, catturano l’attenzione di Kahnweiler che, lievitando tra le gallerie che si snodavano intorno all’Hotel Drouot, inizia a cimentarsi nella delicata arte della compravendita. Ha scelto, si stabilirà a Parigi e aprirà la sua galleria. È il 1907 quando al numero 28 di rue Vignon inaugura il suo primo spazio espositivo. Misura 4x4 metri ed è tutto quello di cui Daniel-Herny aveva bisogno. Al Salon d’Autmne di quell’anno, due giovani Braque e Picasso rimangono affascinati dalla retrospettiva dedicata a Paul Cézanne, morto poco prima. Le forme geometriche del maestro ipnotizzano Pablo che, proprio nello stesso periodo, entra in contatto con l’arte africana presentata all’Exposition Coloniale. Il cerchio si chiude e Le Demoiselles d’Avignon prendono forma nel caotico atelier dello spagnolo.


Intitolato inizialmente Le Bordel d’Avignon, il dipinto sembra osare troppo per l’acerbo Kahnweilder che, in visita allo studio di Picasso, si lascia sfuggire la sua più grande occasione. Il primo incontro tra i due si conclude infruttuosamente ma il mercante rimane incuriosito dalla sfacciataggine del pittore spagnolo e, a distanza di qualche giorno, decide di comprare alcuni suoi disegni. È l’inizio di una rivoluzione e il Cubismo si prepara a sconvolgere il mondo.



Kees van Dongen, Ritratto di D. H. Kahnweiler, 1907-8.


Il rapporto con Picasso spiana la strada a Daniel-Henry che nel 1908 dedica una personale a Georges Braque. Il Cubismo ha i suoi protagonisti ed è Kahnwilder a fornirgli il palcoscenico. La scuderia, però, non è ancora completa e il mercante dà ulteriore prova di grandi capacità reclutando lo spagnolo Juan Gris, all’epoca sospeso tra la satira fumettistica e un singolare linguaggio cubista, e il francese Andrè Derain, proveniente dalla corrente fauve. L’incertezza degli inizi abbandona gradualmente il mercante tedesco che, mosso dalla stessa indipendenza che ammirava in Ruskin, rivolge la propria attenzione ad artisti non ancora apprezzati dai collezionisti del tempo. Mentre il mercato incorona i maestri del post-impressionismo, Kahnweiler acquista ed espone opere di Kees van Dongen, André Masson, Fernand Léger, André Derain, Maurice de Vlaminck, Juan Gris e Georges Braque. È questa la sua missione e sarà proprio questa decisione a regalargli la gloria.


Di una generazione più giovane di Vollard, Daniel-Herny ha saputo resistere al richiamo di un successo effimero e, evitando di esporre opere di autori affermati, ha dedicato il proprio lavoro al supporto di talenti sottovalutati. Pur riconoscendo i meriti di artisti come Paul Cézanne, Kahnweiler trascurò volontariamente il lavoro di tutti i celebri esponenti della vivace stagione artistica di fine secolo, essendo inoltre già eloquentemente rappresentati dal collega di Saint-Denis.


La capacità di riconoscer virtù e supportare virtuosi è però soltanto la punta di un iceberg che poggia su metodologie e idee destinate a rivoluzionare l’intero settore. Kahnweiler fu di fatto il pioniere di metodi di lavoro ancora in auge nel mercato contemporaneo. Nella Parigi delle piccole gallerie improvvisate, Daniel-Henry seppe muoversi strategicamente acquistando tutta la produzione degli artisti messi a contratto, così da liberarli da preoccupazioni finanziarie che avrebbero potuto minarne la creatività; fotografando e archiviando singolarmente ogni opera prodotta e acquistata; stipulando contratti di esclusiva e organizzando mostre di successo. Il mercante dei cubisti fece dell’arte imprenditoria, pianificando dettagliatamente ogni obbiettivo e sfruttando ogni mezzo comunicativo. Di grande rilevanza fu infatti anche l’attività editoriale di Kahnweiler che, tra le altre cose, sponsorizzò internazionalmente le pubblicazioni artistico-letterarie di Max Jacob, Guillaume Apollinaire, André Masson, Pablo Picasso e Gertrude Stein.