Felice Beato seduce Yokohama. Il Giapponismo come modello di convivenza.

La fotografia raggiunse il Giappone circa vent'anni dopo la sua invenzione in Europa. L'artista francese Jacques Mandé Daguerre presentò pubblicamente il "dagherrotipo", il primo processo fotografico, nel 1839, mentre il primo scatto giapponese, un ritratto del daimyō Shimazu Nariakira, risale al 1857. I signori feudali, i daimyō, si rivelarono essenziali per la diffusione delle nuove tecnologie occidentali.


La Convenzione di Kanagawa (1854), il primo trattato tra USA e Giappone, pose fine alla politica del sakoku. Dopo decenni, durante i quali l'unico contatto con l’occidente era circoscritto alla presenza della Compagnia Olandese delle Indie Orientali nel porto di Nagasaki, il Giappone iniziò ad essere largamente influenzato dalle innovazioni provenienti dal Vecchio e Nuovo Continente. Città portuali come Yokohama, Kobe e Nagasaki si rivelarono l’epicentro della contaminazione occidentale e divennero sede dei principali studi fotografici.



Felice Beato, Donne Giapponesi, 1863-1884.



Nel 1863, cinque anni prima della fine del periodo Edo, il fotografo italiano Felice Beato si trasferisce a Yokohama. È l'inizio di un cambiamento epocale. L'anno successivo, Beato e l'artista inglese Charles Wirgman fondano la partnership di artisti e fotografi The Beato & Wirgman, rivoluzionando indelebilmente l'approccio al mezzo fotografico. Dopo numerose esperienze in tutto il mondo, l'innovatore italiano scelse di promuovere e insegnare la sua arte proprio nella terra del Sol Levante. Sebbene il Giapponismo sia generalmente riferito all’influenza estetica esercitata dalla cultura nipponica sull’arte occidentale, l'opera di Beato propone in modo simile un'armoniosa convivenza tra culture apparentemente inconciliabili.



Felice Beato, Dottore Giapponese e Paziente, 1868.

Felice fece molto di più che addestrare fotografi giapponesi come il noto Kusakabe Kimbei. Il maestro italiano fu infatti il primo a introdurre la colorazione a mano delle fotografie. Attraverso l'uso degli acquerelli, Beato diede vita ad una produzione artistica di indiscutibile successo. Prendendo ispirazione dalle stampe ukiyo-e, iniziò a riprodurre fotograficamente le stesse celebri vedute ritratte da Hokusai e Hiroshige. Era un terreno fertile e la fotografia aveva dalla sua parte la possibilità della serialità. Dipingendo ogni scatto, Beato rese la sua arte più attraente e competitiva nel fiorente mercato dell’ukiyo-e, ben consolidato sia in Giappone che in Europa.


Felice Beato, Uomini Giapponesi Tatuati, ca. 1870.

Seguito dal connazionale Adolfo Farsari, Beato fu il principale artefice di una rivoluzione artistica e culturale. Le sue foto colorate a mano rappresentano sia il frutto della reciproca contaminazione tra diversi linguaggi espressivi, sia una testimonianza iconografica di quel periodo mutevole. In questo modo, il valore creativo ed estetico è supportato da una pari rilevanza antropologica. Felice Beato ebbe infatti il merito di immortalare alcune classi sociali, professioni e abitudini che, a causa della Restaurazione Meiji e la conseguente occidentalizzazione del Paese, sarebbero presto scomparse.