Distruggere per ricostruire. Il processo estetico dietro i décollage di Mimmo Rotella.

C'è qualcosa di vitale nella distruzione. Certo, sembra un concetto contraddittorio, ma ogni fine implica indirettamente un nuovo inizio. Guardando alle teorie filosofiche ed estetiche, l'idea di distruzione come fase inevitabile per conseguire innovazioni e aprire la strada a nuove possibilità è diffusa e consolidata. Non vi sono limiti geografici e, considerando gli ultimi secoli, possiamo ritrovare lo stesso atteggiamento passando dalla Germania del XIX secolo al Giappone contemporaneo.


Soffermandosi sulla Germania ottocentesca, è possibile identificare tale processo nella scuola di pensiero di matrice kantiana. Immanuel Kant (1724-1804) è noto come una delle menti più influenti della filosofia moderna occidentale e, nella Critica della Ragion Pura (1781), attua il suo personale processo di distruzione-costruzione. Il filosofo prussiano, di fatto, supera i precetti della filosofia tradizionale e, in particolare, della metafisica. Più generalmente, Kant rifiuta e distrugge le teorie del passato sull'esperienza umana, in favore di nuove idee in grado di sintetizzare empirismo e razionalismo. Il suo pensiero, fondamentalmente, pose fine alla tradizione teologico-metafisica sulla prova dell'esistenza di Dio. Proponendo un nuovo modo di pensare e prendere posizione contr