Introduzione. I Mercanti d'Arte


Il mondo dell’arte è un sistema complesso in grado di articolarsi in direzioni spesso antitetiche. Se infatti è vero che alcuni beni vengono universalmente riconosciuti come inestimabili, e di conseguenza protetti da organi internazionali come l’UNESCO, è altrettanto vero che, al contrario, a una cerchia ben precisa di forme artistiche, quelle che siamo soliti chiamare “opere d’arte”, è consentito intraprendere un percorso diverso.


Le opere d’arte, tra tutte pittura e scultura, possono essere acquistate da istituzioni nazionali per garantirne tutela e fruizione, oppure possono diventare ambizione e desiderio di un navigato, o novizio, collezionista. Quando l’opera diviene un bene commerciabile ci si affaccia al cosiddetto mercato dell’arte. Il mercato dell’arte è a tutti gli effetti il sistema di scambio tra chi possiede il bene ed è deciso a venderlo, e a seconda dei casi si può trattare dell’artista, degli eredi o di collezionisti privati, e chi è interessato ad acquisire l’opera.

Il commercio di opere d’arte ha origini antichissime ma è soltanto intorno al XVI secolo, con l’avvento dell’età moderna, che si inizia a delineare gradualmente la figura del mercante d’arte professionista. Gli artisti, originariamente al servizio di un committente, scelgono di dare libero sfogo al proprio estro creativo producendo opere senza richiesta. Il surplus produttivo, una volta soddisfatta la vocazione, diventa inevitabilmente fonte di sostentamento per l’artista che, abbandonando progressivamente la commercializzazione dei propri lavori, rende esplicita la necessità di una figura in grado di interfacciarsi con gli acquirenti e dirigere la tortuosa, e affascinante, macchina della compravendita di un bene dal valore mutevole.

Édouard-Denis Baldus, Palais de l'Industrie (sede del Salon des Refusés), 1850-1860, Metropolitan Museum of Art.

Il superamento della vendita diretta è frutto del sentimento rivoluzionario che caratterizza la seconda metà dell’Ottocento. L’abbattimento dei dettami imposti dal mondo accademico, avviato dal Salon des Refusés del 1863, portò alla nascita di un microcosmo che, destinato ad espandersi, si impose come alternativa indipendente alla gabbia delle tradizioni. È in questo clima che si afferma a tutti gli effetti la figura del mercante d’arte, nella sua accezione contemporanea. Se la mostra Impressionista del 1874 ha, tra gli altri, il merito di aver inaugurato quell'approccio che, avvicinando artisti, galleristi e critici, ha posto le basi per il consolidamento dell’eterogeneo sistema dell’arte contemporanea; è con le avanguardie novecentesche che i mercanti d’arte formalizzano la propria imprescindibile autorità. Capaci di anticipare gusti e tendenze, mercanti come Paul Durand-Ruel, Ambroise Vollard e Daniel Henry Kahnweiler si sono dimostrati abili osservatori e innovatori, contribuendo al successo internazionale di un’opera, un artista o addirittura un intero movimento.