La celebrazione dell'Ukiyo-e. Il Giapponismo come modello di convivenza.

Il successo europeo dell'arte e della cultura nipponica fu, come anticipato in L’Inizio. Il giapponismo come modello di convivenza, sostenuto dalle menti creative più interessanti del secondo Ottocento. In generale, il Giappone influenzò il mondo occidentale attraverso una graduale contaminazione stilistica e, se da una parte le tradizioni del Sol Levante condizionarono l'approccio artistico degli esponenti europei, dall’altra, molti di questi, iniziarono a collezionare opere ukiyo-e come segno di rispetto e ammirazione nei confronti dei colleghi orientali. Artisti come Édouard Manet e Vincent Van Gogh, per esempio, non si limitarono a rinnovare il proprio linguaggio espressivo e scelsero al contempo di documentare la presenza dell'arte giapponese nella loro quotidianità.


Fig. 1 Édouard Manet, Ritratto di Émile Zola, 1868.

L’influenza esercitata dai maestri nipponici venne formalmente esplicitata nel 1868, quando Manet realizzò il ritratto dell’amico Emile Zola come ringraziamento per il suo sostegno. L’intellettuale francese, infatti, si era da sempre dimostrato un attivo sostenitore del pittore e, a partire dall’articolo pubblicato nel 1866 su La Revue du XXe Siècle, non aveva mai mancato di prenderne le difese pubblicamente.


Le sedute di posa si svolsero nell’atelier di rue Guyot, allestito minuziosamente per l’occasione al fine di enfatizzare personalità e interessi del protagonista. La centralità del libro, probabilmente L'Histoire des Peintres di Charles Blanc, e la presenza del calamaio, identificano di fatto Zola con la professione di scrittore. Sulla parete di fondo è inoltre possibile riconoscere un bozzetto dell'Olimpia di Manet e una riproduzione, realizzata da Francisco Goya, del Trionfo di Bacco di Velásquez. Tutto sembra conforme all'estetica e alle consuetudini tradizionali: un famoso intellettuale concentrato sul suo lavoro, circondato dai maestri del Vecchio Continente.

Fig. 2 U. Kuniaki II, Il lottatore Ônaruto Nadaemon, 1860.

La caratterizzazione della scenografia fornisce però altrettante informazioni relative al gusto del tempo e, pur celebrando gli artisti e l’iconografia occidentale, apre la strada ad elementi propri del Giapponismo. Così, accanto a celebri lavori europei,guadagnano spazio armoniose composizioni ukiyo-e. In particolare, è possibile riconoscere una xilografia posta sulla parete di sfondo e un paravento verticale posizionato alle spalle dello scrittore. Mentre la stampa ukiyo-e, in cui è evidente l’immagine di un lottatore di sumo, è attribuibile a Utagawa Kuniaki II e al macro-tema dei ritratti dedicati ad attori e atleti famosi (Fig. 2); il paravento riproduce uno dei generi più celebri del “mondo fluttuante”: le composizioni kachōga (illustrazioni di fiori, uccelli e insetti), di cui Utagawa Hiroshige fu il principale interprete (Fig.3).





Fig. 3 Utagawa Hiroshige, Uccellino e Camelia.



La scelta di affiancare espressioni artistiche tipiche del Paese del Sol Levante ad opere dei più grandi maestri del mondo occidentale rafforzò la rottura col mondo accademico. Manet e Zola decisero di equiparare gli artisti europei e giapponesi per rendere formalmente esplicita l’influenza delle culture esotiche nel loro lavoro. L’Europa stava vivendo un profondo cambiamento e la nascita di riviste come Le Japon Artistique (1888) confermerà il ruolo del Giappone in questa transizione.