La pittura realista nell'era dell'alta definizione. Seguendo le pennellate di Virginia Vargas.

Il riassorbimento delle ombre della seconda guerra mondiale ha favorito una graduale rinascita culturale e tecnologica. Il perfezionamento della ricerca scientifica ha mostrato il suo ambivalente potenziale produttivo. Abbiamo compiuto passi da giganti in campi onorevoli come la medicina, ma abbiamo anche continuato stolidamente a “ottimizzare” la produzione di armi mortali. Dicono che la storia dovrebbe essere la miglior insegnante, a quanto pare, noi, non eccelliamo tra gli studenti. Quanto è certo, però, è che la Storia traccia segni indelebili, necessari per contestualizzare un cambiamento specifico. Il miglioramento della comunicazione di massa caratterizza indubbiamente il presente e l'avvento dell'alta definizione ha modificato il nostro senso delle distanze.


Un'immagine realistica ha un grande potere sulle nostre menti. La rappresentazione iconografica della realtà è in grado di influenzare il punto di vista degli osservatori e di confonderne le percezioni. Il realismo figurativo può ridurre lo spazio tra il soggetto ritratto e lo spettatore, ma può anche amalgamare le esperienze di individui diversi, creando quello che viene generalmente chiamato “immaginario collettivo”. Un'immagine vale più di mille parole, proprio perché è libera dai limiti del linguaggio. Non servono particolari prerequisiti etnico-linguistici per comprendere un'immagine figurativa e quando la rappresentazione è profondamente simile alla realtà tutto sembra così ordinario. La televisione e la fotografia ad alta definizione ci forniscono incredibili possibilità comunicative e hanno influenzato le attività di molti artisti.



La pittrice Virginia Vargas nel suo studio



Il mondo dell'arte ha iniziato a sfruttare efficacemente la fotografia dalla fine del 1800, grazie all'Impressionismo. Il miglioramento della tecnica fotografica è stato veloce, ma il rapporto con la pittura non è mai venuto meno. La produzione artistica di Virginia Vargas ne è un esempio. La pittrice italo-uruguaiana, infatti, ha iniziato a dedicarsi all'arte attraverso lo studio delle fotografie del padre. Poi, influenzata dal mezzo fotografico, ha assimilato i fondamenti della figurazione analitica. In questo modo, la scientificità delle istantanee ha trovato il proprio posto sulla tela e Vargas ha potuto formulare il suo personale linguaggio espressivo. Certo, vi sono innumerevoli artisti iperrealisti là fuori, ma ciò che Virginia crea è più di una riproduzione della realtà.



Virginia Vargas, Nudo, olio su tela

Virginia Vargas propone l'evoluzione temporale del Realismo introdotto da Jean Désiré Gustave Courbet (1819-1877), ma dimostra anche l'efficacia dello scambio tra tradizione e innovazioni. Infatti, sebbene si serva di fotografie come modello estetico per creare immagini pittoriche, le sue opere sono ancora impregnate di una sensibilità impossibile da riprodurre meccanicamente. Il connubio tra due diversi mezzi espressivi, e l'uso impeccabile del pennello, permettono a Virginia di mostrare la raffinata eleganza della sua arte.

La riproduzione realistica di un particolare momento è, indubbiamente, la principale peculiarità della fotografia ma la creazione pittorica implica inevitabilmente il coinvolgimento emotivo dell'artista. Mentre la scientificità rende chiaro il soggetto, le inconsce impurità della pittura consacrano l'atto creativo. La capacità di combinare la razionalità scientifica della fotografia e la spiritualità della pittura è rara e Vargas è indubbiamente un’artista straordinaria. È l’officiante di un'unione esemplare, capace di ispirare indiscriminatamente i sensi dello spettatore.