Creazioni terapeutiche. Un'intervista a Eloosh


Eloosh in her studio

Come definiresti il tuo rapporto con l'arte?


La mia opera d'arte è un riflesso e una rappresentazione diretta del viaggio psicologico e del processo mentale che ho attraversato - in particolare negli ultimi 2 anni - e di come ho cercato di comprendere tutti i sentimenti e le emozioni che hanno giocato un ruolo enorme nel trovare me stessa e la mia forza interiore per combattere inconsciamente tutti i processi mentali negativi. La mia opera d'arte è un mezzo di terapia per la mia anima. Ci sono due temi principali nella mia opera: salute mentale e empowerment femminile. Questi temi si intrecciano tra loro in tutti i miei pezzi, per creare un senso di fragilità in contrasto con uno stato mentale robusto. I colori che ispirano il mio lavoro consentono di esprimere una forza bramosa che, dall'interno, inizia a proiettarsi attraverso un profondo viaggio spirituale.

Da cosa trai ispirazione?


Fin dalla mia adolescenza, una delle mie più grandi influenze è stata Jenny Saville. Il modo in cui applica le pennellate per intensificare l'effetto di come descrive la forma umana, è uno dei tanti modi in cui il suo lavoro ha ispirato la prospettiva che ho quando analizzo il corpo umano, in particolare la forma femminile. Attraverso il lavoro di Saville, in modo più approfondito, ho iniziato ad essere pienamente consapevole di come l'uso dei colori e dei toni possa dare effetto all'emozione e al messaggio dietro il dipinto stesso. ​ Tendo sempre ad attingere e ad essere ispirata dalle mie esperienze di vita. Se si approfondisce il mio lavoro, si potranno comprendere le diverse emozioni e sensazioni che hanno preso parte nel momento in cui il dipinto è stato eseguito; i toni e le pennellate che applico riflettono l'intensità o la morbidezza della sensazione all'interno dell'immagine stessa.


Sei in grado di spaziare con efficacia da ritratti a composizioni artratte. Come spiegheresti la tua eterogeneità espressiva?

L'arte ha sempre ricoperto un ruolo terapeutico nella mia vita - ho avuto la tendenza ad andare avanti e indietro tra la pittura figurativa e l'astrattismo a seconda dello stato dei miei pensieri, sentimenti e idee. Ci sono sempre determinate ragioni a spingere verso approcci diversi all'interno del mondo dell'arte. Analizzando il mio lavoro ho potuto concludere che nei giorni più complicati della mia vita sono stata in grado di mostrare l'intensità delle mie emozioni attraverso le pennellate e le tonalità dei dipinti figurativi e, in contrasto, esprimere uno spirito più liberatorio e "lenitivo" attraverso i miei pezzi astratti.

Qual è la parte più difficile della creazione di un dipinto? Come capisci che un lavoro è finito?


Credo che la parte più difficile sia proprio la fine. Durante tutto il processo pittorico, c'è una sorta di dimensione in cui entri lasciando andare tutte le energie, i pensieri e le barriere della tua vita quotidiana; è un processo di guarigione a cui permetti a te stesso di partecipare, non importa quanto tu possa essere vulnerabile. Sei in cerca di liberazione. Il momento in cui tutto finisce, è il momento in cui ti rendi conto di aver permesso al resto del mondo di testimoniare come funzionano la tua mente, il tuo corpo o la tua anima, e che essere in grado di condividere un lato vulnerabile di te è la parte più difficile di tutte. Devo dire che, come artista, non sai mai veramente al 100% soddisfatta di un dipinto finito. Vai avanti e indietro, avanti e indietro, criticando e cambiando sempre e forse attraversi anche fasi e giorni in cui non ti piace ciò che hai creato. Tuttavia, arriva sempre un momento in cui senti di dover "lasciare andare" - fai un passo indietro dal dipinto e ti rendi conto che hai rilasciato qualsiasi connessione emotiva durante il suo processo creativo. Solo così puoi esser soddisfatta del risultato.